Il Terrorismo psicologico di #Report.

#reportLa tanto attesa puntata di Report “Il Prodotto sei tu” su Google, Facebook, Internet e le trappole del web, ha scatenato in rete una serie infinita di reazioni da parte di utenti indispettiti e infastiditi da come è stato trattato questo tema.

Le accuse più frequenti parlano di terrorismo psicologico e superficialità. Basta cercare su Google #report, per farsi un’idea di come la rete ha commentato in tempo reale ogni servizio mandato in onda da Michela Gabanelli.

Per quel che mi riguarda (e, ovviamente, è solo il mio modesto parere), sono rimasto stupito da come è stata preparata e condotta la puntata.

  • Stupito perché, una delle poche trasmissioni serie che l’Italia ci regala, ha peccato di superficialità nel recuperare le fonti e trattare i contenuti.
  • Stupito perché la bravissima Gabanelli rischia di perdere quella credibilità che si è faticosamente guadagnata, avendo trattato in maniera dilettantistica il tema della rete. Proprio quella rete che l’ha consacrata e portata al meritato successo.
  • Stupito perché Report ha parlato di Internet (che, non dimentichiamo, era candidato al Premio Nobel per la Pace) come un orco. Senza approfondire bene i come ed i perché.
  • Stupito perché ha creato un ingiustificato allarmismo tra le persone che hanno competenze digitali medio basse.
  • Stupito perché ha messo in cattiva luce chi sul digital ci lavora.
  • Stupito perché la maggior parte delle case-history trattate nel programma sono delle leggende metropolitane o qualcosa di simile. Mi sarei aspettato dei contenuti così scarsi dai pessimi programmi di approfondimento di Mediaset.
  • Stupito perché il taglio dato al programma non aiuta certo ad arricchire la scarsa Cultura Digitale della nostra nazione.
  • Stupito perché si è parlato di troppi argomenti, senza approfondire in maniera seria nessun tema.
  • Stupito perché, sempre secondo Report, la colpa dei social network è quella di esser stati creati da ragazzini che “si sono fatti un gruzzolo”.
  • Stupito perché nemmeno il nome di Mark Zuckerberg è stato pronunciato correttamente.
  • Stupito positivamente dall’ennesima “rivoluzione” della rete.

Potete rivedere l’intera puntata a questo link.

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